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Milano Docente · public historian · filologo · sviluppatore daniloaprigliano.it
Danilo Aprigliano

Intelligenza artificiale a scuola

Perché questa formazione la deve tenere chi il software lo scrive e chi in classe ci sta – e come è fatto un percorso che ho già portato a termine.

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Due competenze, una persona sola

Le due competenze, e la terza che le tiene insieme

La formazione sull’intelligenza artificiale nelle scuole la tengono di solito informatici che non hanno mai avuto una classe, oppure docenti entusiasti che gli strumenti li hanno soltanto usati. Io sto in mezzo, e non per caso.

Scrivo software e costruisco siti. Progetto e sviluppo applicazioni web da capo a fondo (interfaccia, back end, integrazione con archivi e API, messa in produzione sul cloud) e curo siti WordPress per associazioni, riviste e progetti culturali, dall’architettura dei contenuti al dominio, dalla manutenzione alla sicurezza. Uso i modelli linguistici dentro il mio lavoro di sviluppo tutti i giorni, che è il modo meno teorico possibile per sapere che cosa sanno fare e dove sbagliano.

E insegno italiano e storia: correggo compiti come chi mi ascolta, siedo negli stessi collegi docenti. Quando in aula qualcuno chiede se conviene far scrivere un tema a una macchina, non rispondo da consulente, rispondo da collega che quel tema lo deve valutare lunedì.

Sopra le due c’è una terza cosa, la formazione umanistica: dottorato in filologia romanza, master in public history. Un modello linguistico produce testo, e valutarlo, risalire alle sue fonti, capire dove mente è alla lettera il mestiere di un filologo. Ed è anche, parola per parola, quello che John Dewey chiedeva alla scuola più di un secolo fa.

L’esame attivo, persistente e accurato di una credenza o di una presunta forma di sapere, alla luce delle ragioni che la sostengono e delle ulteriori conclusioni a cui tende, costituisce il pensiero riflessivo.

John Dewey, How We Think, 1910

Dewey scriveva di libri e di giornali, ma la definizione calza su un testo prodotto da una macchina meglio che su qualunque altra cosa. La domanda per la scuola non è se gli studenti useranno l’intelligenza artificiale: è se qualcuno insegnerà loro a chiedersi su quali ragioni si regge ciò che leggono. Per questo un corso sull’IA non è addestramento a un software, è educazione al giudizio, e i docenti sono i primi a doverne disporre.

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Un corso già fatto, con i suoi numeri

Come funziona davvero un percorso di formazione sull’intelligenza artificiale dentro una scuola, raccontato dall’ultimo che ho tenuto.

Nel 2023 il Ministero ha stanziato, con i fondi del PNRR per la transizione digitale, una linea di finanziamento perché le scuole formino i propri docenti: è il decreto 66, e ogni istituto lo spende come crede, scegliendo i temi e cercando all’esterno chi sappia insegnarli. L’istituto comprensivo «Quintino di Vona – Tito Speri» di Milano ha deciso di dedicarne una parte all’intelligenza artificiale e ha pubblicato un avviso per selezionare un docente esperto. Mi sono candidato e l’incarico è arrivato a maggio del 2025.

Il problema che avevo davanti non era spiegare che cosa sia un modello linguistico. Era una sala docenti larga: maestre della primaria e insegnanti di matematica delle medie, chi non aveva mai aperto un chatbot e chi lo usava già per preparare le verifiche, materie che con quegli strumenti hanno problemi opposti. Un corso frontale uguale per tutti avrebbe accontentato una minoranza e fatto perdere il pomeriggio a tutti gli altri.

Ne è uscito un percorso in sette tappe fra luglio e ottobre, costruito al contrario: prima misurare chi ho davanti, poi dividere per aree disciplinari, poi il colloquio individuale dove ciascuno porta il proprio problema. E alla fine un documento, la policy d’istituto su che cosa è ammesso, che cosa va dichiarato e come si valuta, perché un corso che finisce con l’ultima lezione lascia dietro di sé entusiasmo e nient’altro, mentre una scuola ha bisogno di una regola condivisa.

Schema del percorso: sette tappe, dal questionario alla policy

Intelligenza artificiale: introduzione e laboratori

Luglio–ottobre 2025

IC «Quintino di Vona – Tito Speri», Milano · progetto «Il docente di STEM» · con Pietro Stori · DM 66/2023, PNRR M4C1I2.1

7
tappe, da luglio a ottobre
26 h
di laboratorio disciplinare, dentro un percorso di quaranta ore
4
piste parallele per aree disciplinari diverse
20 min
di confronto individuale per ogni docente
  • Questionario iniziale costruito sul quadro europeo DigCompEdu, per misurare competenze reali e aspettative prima di scrivere il programma.
  • Lezione introduttiva e una sessione intitolata “L’IA a scuola in cinque facce”: che cosa cambia davvero nella didattica, nella valutazione, nel lavoro dell’insegnante.
  • Due sessioni di esempi costruiti su casi reali portati dai partecipanti.
  • Laboratori su quattro piste (lettere e storia, discipline scientifiche, scuola primaria, educazioni), più i colloqui individuali.
  • Retrospettiva finale e stesura di una policy d’istituto: il corso non finisce con l’ultima lezione ma con un documento che la scuola adotta.

Incarico di docente esperto per 20 ore di docenza, dentro un percorso complessivo di quaranta, concluso e liquidato dall’istituto. In precedenza, un ciclo di formazione con docenti della primaria sull’integrazione dell’IA negli strumenti di Google Workspace. I materiali del percorso sono pubblici: daniloaprigliano.notion.site/materialicorsoai. Nella scuola dove insegno siedo nella commissione d’istituto sull’intelligenza artificiale, quella che deve scrivere le regole d’uso per docenti e studenti: è il lato interno dello stesso lavoro.

03

Come lavoro

Il formato nasce da un problema pratico: in una sala docenti i livelli di partenza vanno da chi non ha mai aperto un chatbot a chi lo usa ogni giorno. Una lezione frontale sola serve alla metà dei presenti.

I quattro momenti del percorso
Prima

Un questionario, non un sondaggio di cortesia

Misuro competenze e aspettative prima di cominciare, su una griglia riconosciuta. Serve a costruire i gruppi e a non far perdere tempo né ai principianti né a chi è già avanti.

In aula

Sessioni pratiche con materiali veri

Ogni docente porta le proprie verifiche, i propri esercizi, la propria programmazione, e si lavora su quelli. Le buone pratiche si mostrano all’inizio e si verificano subito dopo, sul caso concreto di chi le sta imparando.

Uno a uno

Il laboratorio individuale

Venti minuti a testa, anche da remoto, su prenotazione. È la parte che i partecipanti ricordano: in quel quarto d’ora si risolve il problema specifico di quella persona, che in plenaria non avrebbe mai posto.

Alla fine

Si torna in gruppo, e resta un documento

Una sessione conclusiva mette in comune le idee migliori emerse nei colloqui, e da lì si scrive la policy d’istituto: che cosa è ammesso, che cosa va dichiarato, come si valuta. Quello che una collega ha risolto per la sua materia quasi sempre serve anche a qualcun altro.

Uso soltanto strumenti gratuiti e accessibili a tutti: un corso che funziona solo con la licenza a pagamento della scuola smette di funzionare quando la licenza scade.

04

Formati

Si adattano al collegio docenti e al budget dell’istituto. Su richiesta preparo il preventivo con struttura oraria e requisiti tecnici.

I tre formati, a confronto per durata
Introduttivo

Giornata di avvio

Un incontro per tutto il collegio: che cosa sono davvero questi strumenti, che cosa cambia nella valutazione, quali usi reggono e quali no. Per istituti che partono da zero.

4–6 ore · in presenza
Completo

Percorso con laboratori

Il formato del Di Vona: questionario, sessioni collettive, laboratori per area disciplinare, colloqui individuali, policy finale. Produce materiali utilizzabili in classe già dalla settimana dopo.

15–20 ore · presenza e remoto
Su misura

Per ordine di scuola

Primaria, secondaria di primo grado, biennio e triennio hanno problemi diversi. Ho lavorato con la primaria e con l’area scientifica: il percorso si costruisce sui destinatari.

da concordare
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Materiali e prototipi

Quello che costruisco fuori dai corsi, e che resta online per chi lo vuole usare.

Schema del prototipo di rivista

Benjamin

2025

prototipo · benjamin

Un prototipo di rivista digitale sull’intelligenza artificiale a scuola: editoriale, articoli, materiali. L’ho costruito per avere un posto dove ragionare in pubblico su che cosa cambia nella didattica, invece di rispondere ogni volta alla stessa domanda in sala docenti.

Schema della cronologia navigabile

Il Risorgimento, una linea del tempo

2024

materiale per la classe · il-risorgimento

Una timeline interattiva dal Congresso di Vienna alla presa di Roma, scritta per le mie classi e lasciata online per chiunque la voglia usare: ogni tappa ha la sua data, il suo fatto e la sua spiegazione breve.

Altri lavori che appartengono anche a questa pagina, benché stiano altrove: il cruscotto che ho scritto per tenere insieme archivi, posta e ricerca – la prova pratica di che cosa so costruire –, il corso ECM, che è formazione per adulti accreditata, fatta dall’idea al catalogo, i XV Martiri di Piazzale Loreto, che è un lavoro d’archivio fatto con gli studenti (i15martiri.daniloaprigliano.it), e la Scuola di Cittadinanza Europea, dove insegno a leggere le fonti europee (scuoladicittadinanzaeuropea.it).